- RECENSIONE - La compagnia dell'anello di J. R. R. Tolkien

Buongiorno a tutti amici. Non credevo che avrei mai scritto la recensione di questo libro, più che altro perchè non credevo sarebbe mai arrivato il momento in cui mi fossi sentita pronta per affrontare questa lettura che a molti, me compresa, ha sempre incosso un  po’ di timore. Ammetto che mi facevo trasportare dai pregiudizi, che mi hanno tenuta lontana da questa mole di libri per un bel po’. Però l’anno scorso ebbi il mio primo approccio con Tolkien, leggendo Lo Hobbit, che non mi aspettavo sarebbe stato, al contrario delle mie aspettative, una lettura così piacevole e leggera. Esattamente lo stesso mi è successo anche stavolta.


Questo libro è stato una vera sorpresa per me. In positivo, sia chiaro. Come molte persone, anche io ho intrapreso questa avventura nella Terra di Mezzo dopo aver visto prima i film. Anche se il mio rapporto con la trasposizione cinematografica non è stata tutta rose e fiori.

Ero molto piccola (4 anni) quando nel 2001 uscì il primo film al cinema, e dire che mi terrorizzò sarebbe dire poco. 

Questo bruttissimo primo impatto ha fatto si che mi tenessi alla larga da quel mondo il più possibile. Il che è vergognoso per una fervida amante dei fantasy come me.

Quando poi, a fine maggio, venni a conoscenza del gruppo di lettura, mi resi conto di essere pronta a fare pace con questa storia, e così, eccomi qui.


Che dire, c’è un motivo se questa trilogia ha ancora dopo più di 60 anni dalla sua uscita tutto il successo che ancora riscuote in tutto il mondo.


Non devo starvi a dire io quanto sia magistrale e perfetta l’opera compiuta da Tolkien. I personaggi e luoghi sono descritti in un modo così minuzioso da sembrare quasi reali. I dialoghi sono di una profondità che fa accapponare la pelle, le atmosfere tanto cupe quanto luminose. Non c’è altro modo di descrivere questo libro (e l’intera trilogia) se non con “CAPOLAVORO”. Ma andiamo per punti.


Conosciamo tutti la trama di questa storia.

Bilbo, che abbiamo già incontrato ne Lo Hobbit, ha organizzato, per i suoi 111 anni, un party da far impallidire qualsiasi matrimonio in Puglia, con tanto di fuochi artificiali e giochi pirotecnici. E qui abbiamo una prima presentazione del luogo più magico della Terra di mezzo, la Contea. Leggendo quelle pagine mi è sembrato di camminare quei sentieri, respirando il profumo di cibi caldi appena sfornati e di erba appena tagliata, ascoltando le voci dei piccoli Hobbit che pettegolano del più e del meno, e le musiche leggiadre suonate al flauto. Tra queste vie, incontriamo anche il protagonista, Frodo, che non è un giovane Hobbit, inesperto e timido come lo abbiamo conosciuto nei film, bensì un SIGNOR hobbit, di 57 anni, responsabile e maturo, che sa il fatto suo, insomma. 

Quando alla fine della festa, Bilbo decide di abbandonare la Contea per andare a vivere la sua ultima avventura, conosciamo anche Gandalf, lo stesso Gandalf che 60 anni prima aveva accompagnato e guidato Bilbo e i Nani alla Montagna Silente. E’ grazie a lui se finalmente, non senza ulteriori tentazioni, il vecchio hobbit riesce a separarsi dall’anello, e dal potere oscuro che per tutti questi anni gli aveva permesso di rimanere giovane e arzillo in modo sicuramente singolare. 

Gandalf non capisce subito la vera natura dell’Anello. Il modo in cui Bilbo faticosamente riuscì a liberarsene infonde nello stregone un dubbio, che lo porterà lontano dalla Contea per diverso tempo. Solo dopo aver svolto alcune ricerche riesce a capire che quello ereditato da Frodo, è l’Unico, l’Anello di Sauron il Signore Oscuro, l’Anello del potere.

Così, ritornato alla Contea, Gandalf rivelerà a Frodo le sue scoperte, e l’incombente necessità di agire, adesso che l’Oscuro Signore si è risvegliato, e avverte il richiamo dell’Anello che, per dirla tutta, vuole ricongiungersi al suo padrone.

Ecco finalmente il mettersi in moto di tutta la vicenda. Accompagnato da tre fedelissimi amici hobbit, Merry, Pipino e del tenerissimo Sam (quanto l’ho amato!!!), Frodo si mette in marcia, con l’obiettivo di incontrare Gandalf alla corte di Elrond, re di Gran Burrone, e lì decidere il da farsi. Lungo il percorso, che non sarà affatto semplice e privo di pericoli mortali scatenati da Sauron, i nostri hobbit faranno la conoscenza di Grampasso, o Aragorn , ma anche Elessar, Thorongil, Gambelunghe, Piedealato, Estel, Telcontara a seconda delle occasioni (Albus Silente spostati proprio).

Noi lo chiameremo semplicemente Aragorn Rubacuori (avevo in mente un altro epiteto più esplicito, ma forse è meglio che lo tenga per me).

Il nostro Rubacuori scopriremo essere non un semplice ramingo, bensì il legittimo erede di Isildur, re degli Uomini che nella clamorosa battaglia di Dagorlad e insieme all’Ultima Alleanza tra gli Elfi e gli Uomini, sconfisse Sauron strappandolo alla sua forma fisica, separandolo dal suo potentissimo anello (dando il via a tutta l’incasinatissima storia, visto che dopo questa prima separazione dal ditone di Sauron e dopo che Isildur fu ucciso dagli Orchi, l’Anello finì tra le mani di Smigol, dando vita così a Gollum, a cui fu poi sottratto da Bilbo, che poi lo cedette a Frodo, che al mercato mio padre comprò).

Tutto questo sarebbe stato evitato se solo Isildur, che aveva raggiunto il Monte Fato insieme a Elrond, avesse resistito alla tentazione di tenerlo e lo avesse gettato nelle fiamme.

Qui l’iconica frase “Io eri lì, Galdalf, il giorno in cui la forza degli Uomini venne meno.”.


Che poi, io mi chiedo, caro Elrond, eravate tu e lui, sul baratro dell’inferno, su una passerella che sicuramente un controllo fiscale avrebbe causato un bel po’ di problemi all’architetto che l’ha pregettata… dico io, bastava una spintarella, uno sgambetto, un soffio di vento, buttavi giù Isildur, con l’Anello e tutte le scarpe, e la storia sarebbe finita lì.

Della serie:



Dopo una serie di pericoli inimmagginabili che i protagonisti, ma soprattutto Frodo, devono attraversare, riescono a giungere a Gran Burrone.

E io mi sono innamorata di questo luogo.

Il classico luogo fiabesco , immerso nel verde, nella pace, nella quiete, dove l’unico suono è quello della natura e le persone (meglio, gli Elfi) sono tutti gentili e cordiali, e dimostrano il loro affetto offrendoti cibo ed ospitalità.

Gran Burrone arrivo.


Qui, oltre al ricongiungimento con Gandalf (che in tutto sto tempo pensavamo che fosse in giro a sparare fuochi d’artificio e invece era stato bullizzato malamente da Saruman, stregone bianco in cui sperava di trovare un alleato e invece si era trasformato in un nemico, di quelli brutti tra l’altro - per farla breve Saruman ha deciso di impadronirsi dell’Anello per usarlo contro Sauron, senza rendersi conto di essersi trasformato in un villan egli stesso) conosciamo anche gli altri protagonisti della storia. Gimli, Nano figlio di Gloin, lo stesso Gloin che accompagnò Bilbo alla Montagna di Smaug, Boromir, Uomo di Gondor scorbutico e antipatico come pochi (anche se a riguardo ho qualcosa da ridire) , e infine, meraviglia delle meraviglie, il mio amato e adorato Legolas, Elfo di Bosco Atro inserito nella storia per la gioia delle fangirl del Pianeta Terra. Per semplicità lo chiameremo Legolas Sorrisodasogno.


Ah, e non chiedetemi MAI di scegliere tra Rubacuori e Sorrisodasogno perchè il mio cervello potrebbe esplodere.


Mi sto dilungando troppo, devo accelerare.

Durante il Consiglio di Elrond (a mio parere tra le pagine più belle dell’intero libro - anche se, delusione delle delusioni, non ci sono le battute del film “Hai il mio arco” “E la mia ascia”), la Compagnia si forma, con l’obiettivo di scortare e proteggere Frodo che si offre volontario per condurre l’anello al monte Fato dove fu forgiato, e unico luogo in cui sarebbe possibile la sua definitiva distruzione.

Qualche mese dopo, la Compagnia è costretta ad abbandonare, con sommo rammarico di tutti (anche mio), Gran Burrone, e a dirigersi a sud. 

Il percorso li vede costretti ad attraversare i cupi e tenebrosi meandri di Moria, cunicoli scavati nelle Montagne ad opera dei Nani, per poi finalmente uscirne (non senza una gravissima perdita) e trovare finalmente di nuovo pace a Lothlorien e alla corte di CelebornGaladriel


Lothlorien è molto simile a Gran Burrone, anche se si trova tra gli alberi (nel senso che bisogna proprio arrampicarsi sugli alberi per raggiungerla), e dopo i capitoli oscuri di Moria, rappresenta una vera e propria sorsata d’acqua nel deserto.

Inoltre, finalmente ho potuto conoscere meglio il personaggio di Galadriel, tanto enigmatica quanto affascinante. La più potente tra gli Elfi, ella ha un potere così vasto da poter essere quasi paragonato a quello dell’Anello, ma nel senso opposto. I nostri protagonisti sono completamente inebriati dalle sue parole, perfino Gimli, che per l’unica volta lo vediamo spogliarsi della sua corazza di dogo argentino per rivelarsi un docile e tenero chiwawa dinnanzi a lei. 

Memes' credits: @thegoldenreader


Ma anche stavolta è tempo di ripartire, ed è qui che cominciano i veri guai, che porteranno altri problemi, altri ostacoli che vedranno la compagnia sciogliersi, e dirigersi a spron battente al secondo capitolo di questo folle e sensazionale viaggio.


Ho cercato di riassumere i punti più salienti della trama, e mamma mia che fatica.

Eppure, questa ricchezza di contenuti è perfettamente controbilanciata dalla scorrevolezza delle pagine. Ovviamente ci sono dei passaggi un pelino più viscosi, specialmente quelli delle descrizioni dei luoghi e dei sentieri che fanno da sfondo alle vicende, ma penso che siano proprio questo il punto forte di questa saga e di questo scrittore. Non sarebbe Tolkien se non avessi la sensazione che i luoghi che sto leggendo, lui, in qualche modo, li abbia vissuti davvero. Chissà quanta erba pipa si sarà fumato durante la stesura dei libri .


Ma la caratterizzazione dei personaggi è ciò che per me rimane al primo posto. Ognuno di essi, principali o secondari che siano, hanno le loro sfumature, le loro forze, le loro debolezze. Le parole che escono dalla loro bocca sono il frutto del loro vissuto, e questo, più che in qualsiasi altro, è vero per Boromir. Come già anticipato, è il personaggio che più di tutti, nel libro, risulta antipatico e insopportabile. Eppure io, proprio per questo suo caratteraccio, sono riuscita ad apprezzarlo anche più di Legolas (vabbè Evelyn, mo non t’allargà).

Se è la descrizione dei luoghi, a volte lenta e noiosa, a rendere quei posti concreti e reali, è il carattere forte e duro di Boromir a renderlo il personaggio più vero e umano di tutti. Incarna alla perfezione tutte le debolezze degli Uomini, e rimane fedele alla sua razza fino alla fine, partendo dall’insolenza, passando per la tentazione, finendo poi con il pentimento e la redenzione. Non mi sento minimamente di annoverarlo tra i personaggi negativi, anzi; una figura come la sua è stata la chiave per dare al lettore qualcuno in cui specchiarsi e immedesimarsi. Perchè, che ci piaccia o no, siamo tutti un po’ Boromir.


Direi di aver scritto anche a sufficienza, per questo concludo qui, e ti ringrazio moltissimo se hai resistito fino a queste righe, meriteresti davvero un premio. Contattami e ti manderò una bella scorta di erba pipa. 

E se non hai ancora letto questo libro ti direi soltanto: hai letto questa recensione, La compagnia dell’anello per te sarà una passeggiata tra i sentieri della Contea!




Un abbraccio virtuale,






P.S.: io non lo sapevo, ma a quanto pare l'internet pullula di fanart in cui viene shippata la coppia Legolas-Gimli. Leggendo il libro si può anche capire su che basi si basa questa cosa, ma non riesco ancora a decidere se trovo questa ship meravigliosa o inquietante. Non saprei. A voi l'ardua sentenza.





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