- RECENSIONE - Figli di virtù e vendetta di Tomi Adeyemi

Ciao gente. Qui Evelyn. 
Oggi voglio parlarvi di una che è stata tra le più grandi delusioni della mia vita, forse seconda solo al finale di Game of Thrones. Sto parlando del secondo capitolo di Legacy of Orisha, Figli di virtù e vendetta, che io ho letto in inglese lo scorso gennaio. In italia uscirà il 9 giugno, quindi avete ancora un po’ di tempo prima di sprofondare anche voi nella più nera e cupa delusione.
Solo al pensiero riesco a sentire la stessa rabbia che ho provato durante la lettura. Così calda e bruciante. Ma adesso, da brava recensora (l’ho cercato sul vocabolario, si dice così, saputelli), metterò da parte le emozioni e cercherò di essere fredda e oggettiva.

Vi avviso già che, per fare un’analisi a 360° dovrò fare un minuscolo spoiler (che poi sai che spoiler… viene rivelato solamente a pagina 62, per chi di voi non aveva già immaginato che poteva succedere). In ogni caso troverete la tendina chiusa, se avrete voglia di leggerla basterà cliccarci sopra e quella si aprirà.
Ecco a voi le generalità.
Titolo: Figli di virtù e vendetta (Legacy of Orïsha #2)
Autore: Tomi Adeyemi
Editore: Rizzoli
Pagine: ---
Prezzo: ---
Uscita: 9 giugno 2020
Trama: Dopo aver combattuto contro l'impossibile, Zélie e Amari sono finalmente riuscite a far rivivere la magia a Orïsha. Ma il rituale per risvegliarla si è rivelato più forte di quanto avrebbero potuto immaginare, e ha riportato alla luce non solo i poteri dei maji, ma anche quelli dei nobili che avevano della magia nel loro sangue.
Ora Zélie deve lottare per unire i maji in una terra dove il nemico è potente quanto loro.
Quando reali ed esercito stringono una mortale alleanza, Zélie deve tornare a combattere per assicurare ad Amari il trono e per proteggere i nuovi maji dall'ira della monarchia.
Ma con la minaccia di una guerra civile all'orizzonte, Zélie si trova a un punto critico: dovrà trovare un modo per riunire il regno oppure lasciare che Orïsha venga distrutta da se stessa.

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Veniamo a noi.
Sono davvero pochi gli aspetti che si possono salvare di questo libro. Sicuramente il world building. Rispetto al precedente, Tomi Adeyemi ci regala una descrizione decisamente più accurata e dettagliata dei luoghi i cui si svolgono gli accadimenti. Bisogna sempre considerare che è un young adult, attenzione. Non siamo ai livelli magistrali di Kristoff, senza ombra di dubbio, ma applicando le dovute proporzioni, e facendo un confronto con Figli di sangue e ossa, in questo libro sicuramente possiamo percepire una Orisha più concreta e reale. Diamo a Cesare quel che è di Cesare. 
Un punto di merito lo guadagna anche l’approfondimento sul sistema magico. Se ben ricordate, alla fine del primo libro, Zelie riesce a riportare la magia ad Orisha. Bene, quello che vediamo adesso è come gli effetti di questo si ripercuotono, non solo sui maji, ma anche su chi discende da maji, e che quindi ne conservano la magia nel sangue (in pratica, persone come Amari, i cosiddetti titan *non so se in italiano abbiano usato una traduzione, sorry*). Ma non solo; mentre in FDSEO la Adeyemi si soffermava principalmente sui Mietitori e i Connettori (di cui facevano parte rispettivamente Zelie e Inan), adesso ci presenta quasi tutti gli altri clan; ci mostra come possono evocare i loro poteri, come si allenano e fin dove la loro magia può arrivare.

Bene. Finiti gli aspetti positivi. Veniamo alle note dolenti.
La trama. Non vi parlerò molto della trama, stavolta. Come mai? Per due motivi principali. Il primo è che questo libro ha un plot così debole che definirei quasi inconsistente. Per tutte le 404 pagine non succede NIENTE degno di nota, NIENTE che incalzi il ritmo, NIENTE che mi faccia dire “non riesco a staccare gli occhi dal libro”. Per tutta la storia i personaggi non fanno altro che creare situazioni così piatte che non portano la storia assolutamente da nessuna parte, come un serpente che si morde la coda. Senza contare il fatto che, se eliminiamo tutte le frasi tormentone, gli intercalari INUTILI che si ripetono più di tre volte, POTREMMO BENISSIMO DIMEZZARE LA LUNGHEZZA DEL LIBRO. Il secondo motivo, strettamente correlato al primo, è che non me la ricordo. Ho letto Figli di sangue e ossa ad Agosto 2019, in inglese anche quello, tra l’altro è stata la mia prima lettura in lingua; nonostante questo, ho in mente esattamente tutti i passaggi, tutte le scene, nitide come se lo avessi appena finito, ma di FDVEV, che ho letto solamente 3 mesi fa, non è rimasto niente se non la profonda delusione per l’enorme potenziale che la Adeyemi ha distrutto in poco più di 400 pagine.
E così come la trama, anche i personaggi sono assolutamente piatti come una tavola da surf.
Amari. Amari è il personaggio che più di tutti mi ha fatto (come dicono in inglese) “rollare” gli occhi al cielo. Ci sono così tante scene di Amari che mi hanno fatto quasi imbarazzare per lei, che c’è solo una gif che potrebbe esprimere cosa sia il suo personaggio all’interno del libro:

Il primo libro si conclude con la morte di Saran e con Inan con una spada nello stomaco. Questo sembra essere sufficiente a legittimare Amari a prendere magicamente possesso delle sue responsabilità e reclamare a gran voce il suo ruolo come futura regina di Orisha. MA DOVE? MA QUANDO??? Amari non ha mai dimostrato, né nel primo né tanto meno nel secondo libro, skills da leader. Non è in grado di prendere in mano la situazione, di farsi ascoltare, di avere il carattere giusto ma soprattutto le sicurezze da trasmettere ai suoi ipotetici sudditi. Le volte in cui Amari prova a prendere parola sono così imbarazzanti che non ci crede neanche lei stessa. 
Inoltre, paradossalmente, nonostante tutte le violenze subite da suo padre negli anni, nonostante tutte le volte in cui riconosce il mostro che Saran è stato, Amari per tutto il secondo libro non fa altro che “sentire” la sua voce nella sua testa, non fa altro che chiedersi cosa suo padre avrebbe voluto che lei facesse, quasi come se rimpiangesse la sua morte. Ci può stare che comunque una figlia possa provare dolore nella morte di un genitore, per quanto mostruoso si possa essere rivelato, ma da qui al desiderare di poter avere la sua guida, sentendo la sua voce nella testa… ci fa solo capire quanto effettivamente debole sia il personaggio di Amari. O almeno di quanto sia inadatto a regnare.

Anche la stessa Zelie per me si becca una bella insufficienza in pagella. In FDSEO Zelie era intraprendente, astuta, coraggiosa. Viveva comunque il suo dolore, ma non si faceva controllare da esso. Adesso invece è proprio questa sofferenza a guidare le sue azioni, o forse dovrei dire a non guidarla. Non fa altro che rimuginarci su, autocrivellandosi su quello che è successo e che avrebbe potuto fare per impedirlo - parlo della morte di Baba. Fa sembrare come se lei fosse l’unico essere al mondo ad aver affrontato dei sacrifici, a dover superare delle perdite, a dover convivere con il proprio dolore, più grande di quello di altri perché lei è lei. C’è dell’egocentrismo in questo, e l’egocentrismo è una cosa che proprio non posso tollerare.

Se nel primo libro avevate storto la bocca per la love story tra lei ed Inan perchè vi era sembrata forzata… bhè, vi sembrerà niente rispetto a quella che in questo libro troverete tra Zelie e Roen. Ma dico io, in FDSEO si saranno scambiati a malapena 4 battute in croce… forse in FDVEV arriviamo a 5… cara Tomi, su quali basi stai facendo nascere questo sentimento? Come fai a non avvertire l’insensatezza di tutto ciò? Non vi nascondo che nel loro primo incontro ho avvertito una sorta di “scintilla” tra i due, una vibrazione che può essere il presupposto di qualcosa… ma passare da una scintilla a un incendio in meno di 3 conversazioni PROPRIO NO. Qual è lo scopo di tutto ciò, se posso azzardarmi in un pronostico?






MINI spoiler alert Creare i presupposti per il triangolo meno credibile della storia della letteratura, quello tra Inan, Zelie e Roen. Mamma mia. MAMMA. MIA.



Eccoci arrivati alla parte spoilerosa. Ripeto, non è un grande spoiler, niente che non si potesse  già immaginare. E comunque il dubbio durerà solamente poche pagine, ma per correttezza devo mettere lo spoiler alert. Quindi se volete potete saltare direttamente alla conclusione, e magari tornare su questa recensione dopo che avrete letto le prime 60 pagine del libro.






SPOILER ALERT Bene. INAN E’ VIVO. Wooow. Che notiziona. Non se lo aspettava nessuno. Vi dico subito che forse sono una delle poche persone che lo aveva apprezzato nel primo libro. Era un personaggio anche lui debole, in contrasto, che viveva nella perenne ombra di un padre la cui presenza era talmente ingombrante nella sua vita da non riuscire a definirsi in modo autonomo. Eppure, nei suoi continui conflitti interiori, avevo percepito uno spiraglio di luce. Una crepa in una corazza che aspettava solamente di essere distrutta, per far posto a una persona buona, con dei buoni principi, che poteva fare la differenza in questa guerra dove la discriminazione, l’odio e la paura la fanno da padroni. Ebbene, la corazza è stata distrutta, per essere precisi, nell’esatto momento in cui Inan viene pugnalato allo stomaco dallo stesso padre che aveva idolatrato, e di cui si era sforzato così tanto di ottenere la perenne approvazione. Cosa troviamo sotto questa corazza? Un personaggio ancora più in balia degli eventi, ancora più influenzabile e bipolare di quello che era stato fino ad ora. E questo non glielo perdono. Ci può stare un conflitto interiore profondo, quando hai nell’orecchio in modo costante la voce di tuo padre che ti dice cosa devi fare e cosa si aspetta che tu faccia; ma che tu continui a non prendere delle decisioni di tua iniziativa, di cambiare idea sui tuoi stessi ideali ogni 3 per 2… bhe, mi dispiace per te, ma allora sei proprio una caso perso, caro ragazzo


Un altro punto debole, secondo me, è rappresentato da  Nehanda, un personaggio che si rivelerà tanto odioso quanto solo Saran è stato. La avevamo solamente intravista in FDSEO, ma nel secondo capitolo diventerà predominante (e ingombrante). Nehanda, per chi non se lo ricorda, è la moglie di Saran, madre di Inan e Amari e nuova Regina al trono di Orisha. Questo personaggio per me rappresenta un orribile passo indietro nell’evoluzione della storia. In pratica quello che la Adeyemi ha fatto è creare a tutti i costi un nuovo Saran, qualcuno che lo sostituisse in tutto e per tutto, a partire dalla presa di potere fino all’avanzare della guerra contro i maji. TUTTO CIO’ NON HA SENSO. Quasi quasi preferivo Saran. E sapete perchè? Saran aveva dei MOTIVI per odiare. Aveva dei MOTIVI per temere così tanto i maji e fare di tutto per distruggerli. Nehanda non ne ha assolutamente neanche uno. E se un buon personaggio principale, un protagonista come si deve, deve avere 1000 ragioni che muovano le sue azioni, un villain ne deve avere 1001. E Nehanda ne ha assolutamente ZERO. Non si capisce da dove sorge tutto questo profondo odio per i maji e perchè mai faccia tutto quello che fa (bhe almeno in questo c’è coerenza con gli altri personaggi).

Che dire, amici. Scusate se posso esservi sembrata un po’ troppo venale, stavolta, ma Figli di sangue e ossa ha significato qualcosa di speciale per me. E’ stato veramente importante, e rovinare una storia così bella in così poche pagine è qualcosa che veramente mi ha fatto male. Non vi dico “spero che con il terzo libro la Adeyemi possa addrizzare il tiro”, perchè significherebbe sperare in un miracolo. Chi lo sa, magari con delle aspettative più basse la Adeyemi potrà tornare a sorprenderci in positivo. Mi auguro davvero che sia così.





Con immenso affetto,





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